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Famiglia Unita Famiglia in difficoltà Famiglia Divisa Preghiere per i figli Circostanze varie Nel dolore Nella malattia Devozioni-Catechismo Santi e Feste UNITI nella preghiera Intenzioni di preghiera con DON BOSCO

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2012 - 08       

 

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Ogni mese una nuova pagina con articoli semplici

per aiutare gli sposi cristiani a compiere dei piccoli passi:

 passi verso una crescita come coppia, passi per ricostruire un'armonia spezzata

passi per camminare come genitori, passi per crescere nella fede.

 

Piccoli passi: consigli e parole semplici per camminare insieme.

 

 

Ascoltiamo Don Bosco:

...

..

.              " La preghiera

                              fa violenza al cuore di Dio"

          

      

 

 

PICCOLI PASSI: 

   

 

Gli aiuti alla vita spirituale familiare

 

La preghiera familiare

 

L'avvertimento di Gesù relativo al dovere di una continua preghiera (cfr. Lc. 18,1 ) sembra doversi applicare in modo particolare ai cristiani sposati: quanto più aumentano i compiti e le difficoltà, tanto maggiore diventa l'insufficienza delle forze umane e la necessità della grazia per la vita cristiana, tanto più aumenta quindi la necessità della preghiera. 

Eppure l'esperienza dimostra quanto la preghiera diventi spesso difficile a chi vive la vita di famiglia: è un lamento frequente degli sposi quello di « non saper più pregare ».  

 

 

Le difficoltà alla preghiera 

 

Le difficoltà non sono soltanto di tempo, e non sono neppure dovute principalmente alle maggiori distrazioni. Vi sono alcune difficoltà più profonde e caratteristiche. 

 

Anzitutto le preoccupazioni familiari e di lavoro, che, per quanto abbiamo detto, si inseriscono necessariamente in una psicologia « familiare »: esse assorbono potentemente le energie dell'anima, ed almeno in certi periodi danno l'impressione di essere le sole cose importanti, di fronte alle quali gli altri doveri sbiadiscono. Si aggiunga che, per superare queste difficoltà, mentre l'uomo sente il bisogno e il dovere di impegnare tutte le proprie energie, normalmente la preghiera non ottiene miracoli che dispensino da questo sforzo: ne può nascere l'impressione che soltanto lo sforzo proprio conta, e la preghiera « non serve a nulla ». 

 

Dal lato opposto si presenta invece il pericolo che la capacità di preghiera si affievolisca perché la famiglia colma con i suoi doni naturali le capacità affettive dell'animo, e d'altra parte non si manifestano ancora difficoltà tali da fare toccare con mano la propria insufficienza ed il bisogno di Dio. È questa una difficoltà sentita particolarmente dalle giovani spose, quando nella vita giovanile avevano avuto una preghiera con accentuato carattere affettivo, che sentono a poco a poco diminuire nella nuova vita. 

 

V'è poi un'altra difficoltà, che può nascere dal contrasto tra due desideri: il desiderio di una preghiera sincera, interiore, personale; il desiderio di « comunicare » con lo sposo in questo aspetto profondo della propria vita. Comunicare interiormente non è facile, ed è difficile soprattutto nella preghiera. 

 

Queste ed altre simili osservazioni abbastanza comuni indicano che la preghiera subisce nella vita di famiglia la ripercussione inevitabile di tutta la trasformazione di sensibilità e di interessi che il matrimonio porta sempre con sé: cambia di tono, e per rimanere viva deve cambiare di tipo e di forma. 

 

 

Le caratteristiche di una preghiera familiare 

 

Il cambiamento più importante sta nel fatto che essa diventa, e deve diventare, sempre più essenziale: diretta cioè a stabilire, a nutrire e ad approfondire una comunione di volontà con il volere di Dio. 

 

La vita di una persona sposata non è chiamata a glorificare Dio anzitutto mediante la preghiera ma mediante l'azione, il compimento perfetto del volere di Dio: mediante una carità di opere più che una carità di preghiera. La preghiera è per essa il mezzo indispensabile per accordare il proprio animo con il volere di Dio, per avere la grazia e lo spirito necessario per fare ciò che Dio vuole e come Lui vuole. 

 

Con questo non si intende affatto negare che la preghiera di una persona sposata possa e debba pure essere una preghiera di ringraziamento a Dio per i doni ricevuti, una preghiera di offerta, ed anche una preghiera di lode e di adorazione. Questi atteggiamenti di preghiera sono pure necessari per avere lo « spirito » richiesto per operare come Dio vuole, cioè con animo cristiano. Ma il carattere dominante della sua preghiera sarà di essere una preghiera orientata all'azione, alla vita: ai molteplici bisogni della famiglia ed al proprio bisogno di aiuto divino per adempire cristianamente tutti i propri doveri. 

 

Preghiera prevalentemente di domanda, quindi, che non equivale necessariamente a preghiera interessata ed egoista: chiedere a Dio i mezzi e la grazia necessaria per fare il Suo volere; più ancora, chiedere di accordare la propria volontà con la Sua, significa chiedergli l'amore per Lui che deve informare la vita. Certamente una preghiera simile non è quella che subito si presenta come la più spontanea: spontaneamente tutti chiediamo a Dio i beni visibili e terreni; e chi ha marito e figli è naturale che senta vivo il desiderio di chiedere per essi i beni naturali loro necessari, dalla salute al lavoro, al successo negli studi e nelle scelte della vita. Tutto questo è naturale, normale e buono, purché vi si inserisca il riferimento, indispensabile per un cristiano, alla vita soprannaturale. È questo riferimento che dà un carattere cristiano alla preghiera familiare: essa è tanto più cristiana non quanto meno domanda, anche di beni terreni, ma quanto più domanda sinceramente « ciò che giova alla vita eterna » cioè alla vita cristiana attuale ed alla salvezza futura, per lo sposo, per i figli e per sé.

 

Una simile preghiera richiede impegno per divenire un'abitudine costante, uno « spirito », e non soltanto la ricerca di una soluzione per i momenti più difficili. Ed è questa una seconda caratteristica della preghiera nelle persone sposate: essa può essere più limitata quantitativamente che non quella di altre categorie di cristiani, senza che ciò nuoccia alla sua influenza sulla vita; ma deve essere profondamente volontaria e personale: deve trovare la misura, il metodo, la sincerità interiore necessari per riferire a Dio tutta la vita familiare, ed inserire Dio tra le persone componenti la propria famiglia ed i propri interessi familiari. 

 

Una preghiera che tenda a questo e raggiunga questo risultato non trova più nessun ostacolo nella vita familiare ed in tutti i suoi impegni umani: vi trova anzi stimoli a diventare più seria e responsabile; mentre se questa fusione non viene cercata o non viene raggiunta, la famiglia con i suoi interessi umani da una parte e Dio dall'altra resteranno come due grandezze estranee, che si contendono il dominio del cuore ostacolandosi a vicenda. E Dio avrebbe in ogni caso la peggio, perché non sarebbe adorato ed amato nel modo richiesto da chi ha famiglia! 

 

 

La preghiera comune in famiglia

 

Preghiera più essenziale ed orientata alla vita, preghiera volontaria e personale, diretta ad unire in uno i due poli essenziali della psicologia religiosa familiare, la preghiera delle persone sposate non sarebbe ancora perfetta se non tendesse anche a coltivare uno spirito ed una qualche forma di preghiera comune, degli sposi anzitutto e poi dei genitori con i figli. 

 

La preghiera comune per degli sposi cristiani è un bisogno e un dovere: un bisogno particolarmente sentito nei momenti di gravi difficoltà e di decisioni gravi; un bisogno pure nei momenti più felici della vita familiare, quando si sente che nulla può unire tanto profondamente gli animi quanto il trovarsi uniti dinanzi a Dio, sotto lo sguardo di Dio. Ma è pure un dovere; ed è opportuno ricordarlo, perché non è sempre facile pregare in comune. 

 

Vi è un dovere di preghiera in comune che nasce dal dono stesso della famiglia e dalla conseguente necessità di ringraziarne l'Autore. V'è un dovere di preghiera in comune che nasce dal bisogno di aiuto reciproco anche sul piano religioso: ognuno dei due sposi ha qualcosa da dare e qualcosa da apprendere dall'altro in ordine alla preghiera ed ai rapporti con Dio. La sposa avrà da imparare dallo sposo la serietà e l'impegno della preghiera maschile; mentre il marito imparerà dalla sposa ad apprezzare meglio la religiosità, il calore e la maggiore spontaneità della preghiera femminile. Ed è evidente che sono valori che s'imparano non con scambi di parole, ma vivendoli, come per un'induzione reciproca. 

 

V'è un dovere anche che nasce dalla promessa del Signore: « Ovunque due o tre persone sono riunite (a pregare) nel mio nome, io sono in mezzo a loro » (Mt. 18, 20). È il dovete più importante: rendere presente il Signore nella propria casa, come l'animatore costante del suo spirito, come il Padre e l'Educatore principale di tutti e particolarmente dei figli, proprio con la Sua presenza invisibile ma reale. Gli sposi devono pensare che non si aiutano mai così profondamente sul piano spirituale come quando pregano assieme; ed i genitori devono sapere che non compiono verso i figli nessun atto educativo più importante di quello di pregare con loro, o di dare loro l'esempio della propria fedeltà ad una preghiera comune. 

 

Non è necessario insistere sulla discrezione, la sincerità, la libertà che devono dominare in ogni atto di preghiera comune perché sia davvero preghiera; sulla molteplicità delle forme che può assumere, ed il suo vario alternarsi con la preghiera personale a seconda delle caratteristiche particolari di ogni famiglia. Ognuno comprende facilmente tutto questo, ed ogni famiglia deve trovare da sé la propria forma e la propria via.

 

Si può aggiungere che la preghiera comune è più un punto di arrivo che non un punto di partenza nella vita familiare. Se anche vi sono periodi o momenti nei quali essa è abbastanza facile, sentita, spontanea, tuttavia la costanza in una preghiera comune ben fatta richiede una particolare maturità ed un notevole impegno interiore: suppone od esige per poter durare che siano risolti tutti i più grossi problemi spirituali. La capacità di una preghiera comune costante e ben fatta è il dono di Dio agli sposi che sono veramente uniti in un comune desiderio di obbedienza a Dio. 

 

Per questo la preghiera comune, assieme con l'esercizio della carità verso il prossimo, è uno degli indici più sicuri della vita spirituale di una famiglia. E ne è pure uno degli stimoli più efficaci. 

 

 

Estratto dal libro "Enciclopedia del matrimonio" - QUERINIANA

 

 

 

Perché pregare? 

 

La risposta è semplice: per vivere. Sì: per vivere veramente, bisogna pregare. Perché vivere è amare: una vita senza amore non è vita. È solitudine vuota, è prigione e tristezza. Vive veramente solo chi ama: e ama solo chi si sente amato, raggiunto e trasformato dall’amore. Come la pianta non fa sbocciare il suo frutto se non è raggiunta dai raggi del sole, così il cuore umano non si schiude alla vita vera e piena se non è toccato dall’amore. Pregando, ci si lascia amare da Dio e si nasce all’amore, sempre di nuovo. Perciò, chi prega vive veramente, nel tempo e per l’eternità.

 

 

Come pregare?

 

Molti pensano di non saper pregare. Molti domandano come pregare. Anche in questo caso la risposta è immediata: bisogna dare un po’ del proprio tempo a Dio. All’inizio, l’importante non sarà che questo tempo sia tanto, ma che glielo si dia fedelmente. È necessario fissare un tempo da dare ogni giorno al Signore, e donarglielo con fedeltà, quando ce la sentiamo e anche quando non ce la sentiamo. Bisogna cercare un luogo tranquillo, dove se possibile ci sia qualche segno che richiami la presenza di Dio (una croce, un’icona, la Bibbia), o entrare in una chiesa e fermarsi davanti al tabernacolo, dove c’è la presenza di Cristo nell’Eucaristia. Basta raccogliersi in silenzio e invocare lo Spirito Santo, perché sia lui a gridare in noi: “Abbà, Padre!”. Portiamo a Dio il nostro cuore, anche se è in tumulto. Non dobbiamo aver paura di dirgli tutto, non solo le difficoltà e il dolore, il peccato e l’incredulità, ma anche la gioia e la speranza, e persino la ribellione e la protesta, se abitano dentro di noi.
Tutto va posto nelle mani di Dio, lodandolo e ringraziandolo per i suoi doni. Bisogna ascoltare il suo silenzio, senza pretendere di trovare subito risposte. È necessario perseverare, senza pretendere di afferrare Dio, ma lasciandolo penetrare nella nostra vita e nel nostro cuore, toccandoci l’anima. Bisogna ascoltare la sua Parola, aprendo la Bibbia, meditandola con amore, lasciando che Gesù parli al cuore. Nei Salmi troveremo espresso tutto ciò che vorremmo dire a Dio; ascoltando gli apostoli e i profeti impareremo ad amare la storia del popolo eletto e della Chiesa nascente e faremo esperienza della vita vissuta nell’orizzonte dell’alleanza con Dio. Dopo aver ascoltato la Parola di Dio, dovremo camminare ancora a lungo sui sentieri del silenzio, lasciando che sia lo Spirito a unirci a Cristo, Parola eterna del Padre. Lasciamo che sia Dio Padre a plasmarci con tutte e due le sue mani, il Verbo e lo Spirito Santo.

 

 

Il cammino della preghiera

 

All’inizio, potrà sembrare che il tempo per tutto questo sia troppo lungo e che non passi mai: bisogna perseverare con coraggio e disponibilità, dando a Dio tutto il tempo che siamo in grado di dargli. Di appuntamento in appuntamento la nostra fedeltà sarà premiata, e vedremo pian piano crescere in noi il gusto della preghiera. Quello che all’inizio ci sembrava irraggiungibile, diventerà sempre più facile e bello. Capiremo allora che ciò che conta non è avere risposte, ma mettersi a disposizione di Dio: ciò che porteremo nella preghiera sarà poco a poco trasfigurato.
Così, quando ci troveremo a pregare con il cuore in tumulto, se persevereremo, ci accorgeremo che dopo aver a lungo pregato non avremo trovato risposte alle nostre domande, ma che le stesse domande si saranno sciolte come neve al sole. Nel nostro cuore entrerà la pace di chi si affida nelle mani di Dio e si lascia condurre docilmente da lui, là dove lui vuole.
Non mancheranno in tutto questo le difficoltà: a volte, non riusciremo a far tacere il chiasso che è intorno e dentro di noi; a volte sentiremo la fatica e perfino il disgusto di metterci a pregare; a volte, la nostra sensibilità scalpiterà e qualunque atto ci sembrerà preferibile allo stare in preghiera davanti a Dio, a “tempo perso”. In realtà, sono state queste le prove di tanti credenti e persino di molti grandi santi. Bisogna solo avere fede: l’unica cosa che possiamo veramente dare a Dio è la prova della nostra fedeltà. Con la perseveranza salveremo la preghiera e soprattutto la nostra vita.
Non dobbiamo avere paura delle prove e delle difficoltà nella preghiera: Dio è fedele e non ci porrà mai davanti a una prova senza darci la via d’uscita; non ci esporrà mai a una tentazione senza darci la forza per sopportarla e vincerla. Lasciamoci amare da Dio: come una goccia d’acqua che evapora sotto i raggi del sole, sale in alto e ritorna alla terra come pioggia feconda o rugiada consolatrice, così lasciamo che tutto il nostro essere sia lavorato da Dio, plasmato dall’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, assorbito in loro e restituito alla storia come dono fecondo.
Lasciamo che la preghiera faccia crescere in noi la libertà da ogni paura, il coraggio e l’audacia dell’amore, la fedeltà alle persone che Dio ci ha affidato e alle situazioni in cui ci ha posto, senza cercare evasioni o consolazioni a buon mercato. Impariamo, pregando, a vivere la pazienza di attendere i tempi di Dio, che non sono i nostri tempi, e a seguire le vie di Dio, che spesso non sono le nostre vie.

 

 

La preghiera sorgente d’amore

 

Un dono particolare che viene dalla fedeltà alla preghiera è l’amore agli altri e il senso della Chiesa: più si prega, più si prova misericordia per tutti; più vorremo aiutare chi soffre, più avremo fame e sete di giustizia, specie per i più poveri e deboli. Pregando, sentiremo come è bello essere nella barca di Pietro, docili alla guida dei pastori della Chiesa, solidali con tutti, sostenuti dalla preghiera comune, pronti a servire gli altri con gratuità, senza nulla chiedere in cambio. 
Pregando, sentiremo crescere la passione per l’unità della Chiesa e di tutta la famiglia umana. La preghiera è la scuola dell’amore, perché è in essa che possiamo riconoscerci infinitamente amati e nascere sempre di nuovo alla generosità che prende l’iniziativa del perdono e del dono senza calcolo, al di là di ogni misura di stanchezza.
Pregando, s’impara a pregare e si gustano i frutti dello Spirito, che fanno vera e bella la vita. Pregando, si diventa amore, e la vita acquista il senso e la bellezza per cui è stata voluta da Dio. Pregando, si avverte sempre più l’urgenza di portare il Vangelo a tutti, sino agli estremi confini della terra. Pregando, si scoprono i doni infiniti dell’Amato e si impara sempre più a rendere grazie a lui in ogni cosa. Pregando, si vive. Pregando, si ama. Pregando, si loda. E la lode è la gioia e la pace più grande del nostro cuore inquieto, nel tempo e per l’eternità.

 

 

Estratto da "Lettera ai cercatori di Dio" - Conferenza Episcopale Italiana

 

 

 

 

             

                              POSUERUNT ME CUSTODEM

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