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MEDITAZIONE DEL GIORNO                                                                                                           

22° Febbraio

IL DIGIUNO


1. È un precetto di Dio. La Chiesa, nella sua sapienza, regola i giorni del digiuno, e ne prescrive il tempo e il modo; ma è Dio che lo comanda. S. Basilio dice che fu intimato da Dio ad Adamo innocente con l'astinenza dal pomo fatale; violandolo, perde l'innocenza e il paradiso terrestre! Gesù intimò a tutti penitenza per essere salvi, e digiunò quaranta giorni per nostro esempio. Che pensi, come parli tu del digiuno?


2. Fu praticato in tutte le età del mondo. Tanti dicono: Mangiamo e beviamo, che tutto finisce con la morte; ma è gente rotta al vizio. Mosè, Elia e il popolo ebreo digiunavano, per ordine di Dio, per far penitenza; Davide scrisse che sentiva le ginocchia deboli per il digiuno (Ps. 118, 24). A Tobia l'Angelo insegnò che è buona la preghiera unita al digiuno (Tob. 12, 8); il Battista e gli Apostoli digiunavano; anzi persino i turchi e i cinesi digiunano; e noi perché troviamo cosi molesta tale pratica?


3. Sua utilità. Iddio nulla comanda d'inutile; nella sua bontà non ama i nostri patimenti se non per nostro maggiore vantaggio. Il digiuno è atto d'obbedienza a Dio : è mezzo per espiare gli innumerevoli nostri peccati; è vittoria sulle delicatezze e le pretese della nostra carne; esso, fiaccando le forze del corpo, lo rende sottomesso allo spirito, il quale vince più facilmente i vizi e si solleva a Dio. Riflettici sopra e pratica di cuore il digiuno prescritto.


PRATICA. — Fa oggi una mortificazione e recita un Pater ed Ave per ottenere l'amore al digiuno.

 

 

Tratto da: Brevi meditazioni per tutti i giorni dell'anno e sopra le solennità della Chiesa proposte alle anime pie (Agostino Berteu)

 

 

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