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MEDITAZIONE DEL MESE                                                                                                           

25° Ottobre

LA CONTRIZIONE


1. Come deve essere. Con i tuoi peccati offendi Dio che è un Padre infinitamente buono; offendi Gesù che, per amor tuo, sparse, fino all'ultima goccia, il Suo Sangue. Allora puoi tu pensarci, senza provare afflizione, pena, rincrescimento, senza detestare la tua colpa, senza proporre di non più commetterla? Ma Dio è Sommo Bene, il peccato è sommo male; il dolore ha da essere proporzionato; dunque deve essere sommo. È tale il tuo dolore? T'affligge più d'ogni altro male?


2. Segni della vera contrizione. I veri segni non sono le lacrime della Maddalena, gli svenimenti del Gonzaga: cose desiderabili, ma non necessarie. L'orrore al peccato e il timore di commetterlo; il dolore d'aver meritato l'Inferno; un segreto affanno per la perdita di Dio e della sua grazia; la sollecitudine di ritrovarla nella Confessione; un ardore di usare i mezzi convenienti per conservarla, e un forte coraggio per vincere gli impedimenti a mantenerci fedeli: ecco i segni d'una vera contrizione.


3. Contrizione necessaria alla Confessione. Sarebbe oltraggio a Gesù l'esporgli le colpe, senza dolore d'averle commesse; qual padre perdonerebbe al figlio che si accusa, ma con indifferenza, e senza proposito d'emendarsi? Senza contrizione è nulla, è un sacrilegio la Confessione. Ci pensi tu quando ti confessi? Svegli in te, per quanto puoi, il dolore? Non ti affanni più per l'esattezza dell'esame che per la vivezza del pentimento?


PRATICA. — Fa qualche atto di contrizione; fermati su quelle parole: Non voglio più commetterne in avvenire.

 

 

Tratto da: Brevi meditazioni per tutti i giorni dell'anno e sopra le solennità della Chiesa proposte alle anime pie (Agostino Berteu)

 

 

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