- Vangeli dei giorni feriali -

COMMENTO AL VANGELO

 

4a settimana di PASQUA (Gv 13,16-20)

 

In quel tempo, dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: “In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: ''Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno''. Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”.

 

Come vivere questa Parola?
In queste tre righe del Vangelo giovanneo ricorre per ben tre volte il verbo accogliere: un verbo che ti apre a forti significazioni di vita. E' la scena dell'uccello madre che accoglie il piccolo dopo il suo primo volo, è la corolla del fiore che accoglie la vitalità industriosa dell'ape, sono le braccia aperte di una madre o di un padre che accolgono un figlio che chiede amore e perdono. Si, "accogliere" è un verbo che fa luce e dà colore. Soprattutto se arrivi a intendere in profondità questa parola di Gesù: "Chi accoglie colui che io manderò" a cui si aggancia tutto il resto. "Chi è che Tu mandi, Signore?" Ovviamente quelli che mi comunicano la Tua Parola, amministrano i sacramenti, i sacerdoti, i profeti che anche oggi fanno luce su come vivere il Tuo Vangelo. Ma credo proprio che Tu voglia aprirmi il cuore a più luminosi spazi dell'esistenza. Ogni uomo che io incontro nelle mie giornate è mandato da Te, Signore. Perché è quel prossimo che Tu vuoi io m'impegni ad amare, è quella persona in cui la Fede mi fa ravvisare Te, Signore Gesù. Che splendida verità mi comunichi con questo tema dell'accogliere! Accogliere è abbraccio che si approfondisce e si amplifica fin - Tu mi dici - ad accogliere non Te solo ma perfino il Padre, l'ONNIPOTENZA dell'Amore che non cessa mai di amare. Proprio perché non cessa di accogliere il Figlio e noi tutti in Lui.

 

Grazie Gesù! So che diventando più capace di larga accoglienza, sarò più uomo, più cristiano, più felice di vivere.

 

La voce del patrono d'Italia
"Maestro, fa' che io non cerchi tanto ad esser consolato, quanto a consolare; ad essere compreso, quanto a comprendere; ad essere amato, quanto ad amare. Poiché è dando, che si riceve; perdonando, che si è perdonati; morendo, che si risuscita a Vita Eterna".
San Francesco d'Assisi

 

Casa di Preghiera San Biagio FMA 

 

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