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UN ANNO CON SAN GIUSEPPE

16° Gennaio 

Giuseppe e Maria non trovando alloggio in Betlemme si rifugiano in una grotta. Nascita di Gesù. 

 

Giuseppe e Maria, respinti da tutte le case di Betlemme, perduta ormai la speranza di trovare alloggio nella città, ed essendo calata la notte, si risolvettero ad uscire, onde trovare un ricovero nella campagna. Si mettono nelle mani della Provvidenza, e fatto breve tratto videro un'abbandonata capanna che serviva di stalla comune ai pastori nelle notti di cattivo tempo. E meschino, indegno l'albergo, ma pure Giuseppe e Maria si accontentano e decidono di fermarsi. Entrano, contemplano quello squallore senza lamentarsi degli uomini dai quali ebbero tante ripulse, penosi rifiuti, e fors' anche amari dileggi ; senza sentire alcun risentimento verso di essi, anzi benedicendo ed adorando il divin beneplacito. Giaceva in terra un po' di paglia, ed una incavatura praticata nella roccia serviva ugualmente di panca per riposarsi, e di mangiatoia per gli animali. Era in questo miserabile luogo, lungi dagli sguardi degli uomini, che il Redentore del genere umano voleva venire al mondo. Sul far della mezza notte , Maria e Giuseppe, rapiti in estasi d'amore, sono destati dalle armonie degli angeli, che cantano sulle loro cetre d' oro : Gloria a Dio nei più alti dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà! S'accorgono d'una vivissima luce che tutta illumina la spelonca. Era nato l'aspettato dalle nazioni, il Messia promesso. Maria lo presenta a Giuseppe, ed Egli adorando il divin fanciullo, lo inviluppò con pannicelli e lo depose nella mangiatoia. Egli era il primo degli uomini cui toccasse l'incomparabile onore di offrire i propri omaggi a Dio disceso sopra la terra. O S. Giuseppe, o gran Patriarca, chi potrà mai comprendere i vivi ardori del vostro cuore ? chi esprimere il trasporto del vostro amore nell'accogliere tra le vostre braccia, nel premere sul vostro cuore Gesù, l'agnello immacolato ? Voi siete il più fortunato dei mortali, più fortunato degli angeli stessi. E noi non abbiamo forse la bella fortuna che ebbe S. Giuseppe ? Non possiamo noi ogni giorno accogliere, stringere nel nostro cuore Gesù nella santa Comunione ? e perché noi facciamo con quel trasporto di amore con cui lo faceva S. Giuseppe ? Ma dirò di più. S. Giuseppe poteva accarezzare, abbracciare, baciare mille volte il suo Gesù, ma non poteva metterselo nel suo cuore, cibarsi delle divine carni di Lui e del suo sangue; noi invece possiamo unirci intimamente a Gesù, nutrirci colla sua carne e col suo sangue ogni giorno che il desideriamo. Oh fortuna immensamente grande, fortuna incomparabile ! Gli angeli invidiano la nostra sorte. Guai a noi se ce ne rendiamo indegni, o se anche solo la trascuriamo ! 

 

PROPOSITO. 

Farò in tutto questo bel mese le comunioni più frequenti e più fervorose del solito. 

 

ESEMPIO. 
Ancora di S. Giuseppe che libera dalle disgrazie. In questo medesimo Oratorio i giovani artigiani erano in camera per la pulizia, mentre gli studenti stavano in ricreazione. Era la vigilia della solennità di S. Giuseppe. Non si sa come, dall'ultimo piano del fabbricato di mezzo, una grossa brocca di acqua, che stava sopra il parapetto d'una finestra, precipitò d'un tratto, e cadde a colpire proprio in pieno sulla testa un giovane che sotto si divertiva. Un grido di dolore risuonò per tutto il cortile ; cinquecento compagni accorrono sul luogo pallidi, tremanti ; molti piangono per la paura. Il colpo fu giudicato mortale, e morto fu tenuto il giovane che non diede più segno alcun di vita per più di cinque ore. Ma rinvenutosi : S. Giuseppe, esclama. S. Giuseppe, domani voglio far bene la vostra festa ! — Non si potè sapere di più, nè, il perchè di quelle parole, ma il domani egli con meraviglia di tutti, sano ed allegro, festeggiava il Santo suo protettore coi compagni. Saranno casi ; ma si possono chiamare essi puri casi questi, da chi ha un briciolo di fede ? ! 

 

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