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FESTE MOBILI:

 

III DOMENICA DI QUARESIMA

 

 

Vorrei, Signore, starmene seduto ai tuoi piedi. 

La grandezza del vero Maestro non si vede soltanto dalle sue sublimi lezioni. È facile parlare bene ed impartire lezioni di etica. È difficile, invece, la coerenza tra il dire ed il fare. Un vero Maestro, come fu soltanto Gesù, deve essere modello nel vivere e nell'agire più che nel parlare. Di Gesù sta scritto: "Cominciò prima a fare e poi ad insegnare" (At 1, 1). La "conformità a lui" esige la conformità al suo comportamento. L'apostolo Paolo ci esorta ad avere in noi gli stessi sentimenti che furono in lui. I sentimenti sono la spinta efficace delle azioni. Soffermiamoci a contemplare il gesto della docilità o sottomissione di Gesù. Pur essendo Dio, alla pari del Padre e dello Spirito Santo, egli, come Uomo, afferma la sua sottomissione al Padre: "Faccio sempre quello che a lui piace" (Gv 8, 29). Parlando dello Spirito lo stesso Gesù afferma che quando verrà lo Spirito Santo insegnerà ai suoi discepoli ogni cosa (Gv 14, 26). Egli vive in collegamento ed in proiezione con il Padre e con lo Spirito. Anche nei rapporti umani vive la stessa proiezione quando si dimostra sottomesso alla Madre, Maria e al padre putativo, Giuseppe. Lo attesta l'evangelista Luca nel suo Vangelo (Le 2, 51). Lo dimostra Gesù quando, a Cana, ascolta ed esaudisce le preghiere della Madre. Gesù favorisce l'umanità chiamata a nozze che non ha il "vino nuovo". Gesù "inebria" il cuore degli uomini rendendolo simile al cuore di Dio. Il suo "vino inebriante" è contenuto nel calice che Egli stesso offrì a tutti esortandoli a bere. Occorre che la nostra vita, sia sottomessa alla volontà di Dio. Sempre. 

Tu mi insegni, Signore, che devo essere docile in tutto: 

nei pensieri, negli affetti, nelle parole, nelle opere. 

 

(brano tratto dal libretto Quaresima - Il cammino di conformità a Cristo Gesù - di N.Giordano)

 

 

PREGHIERA PER LA QUARESIMA

 

Credo che un giorno, il tuo giorno, o mio Dio,
avanzerò verso te coi miei passi titubanti,
con tutte le mie lacrime nel palmo della mano,
e questo cuore meraviglioso che tu ci hai donato,
questo cuore troppo grande per noi perché è fatto per te.
Un giorno io verrò, e tu leggerai sul mio viso
tutto lo sconforto, tutte le lotte,
tutti gli scacchi dei cammini della libertà.
E vedrai tutto il mio peccato.
Ma io so, mio Dio, che non è grave il peccato,
quando si è alla tua presenza.
Poiché è davanti agli uomini che si è umiliati.
Ma davanti a te, è meraviglioso esser così poveri, 

perché si è tanto amati!
Un giorno, il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di te.
E nella autentica esplosione della mia resurrezione, 

saprò allora che la tenerezza e la libertà sei tu.
Verrò verso di te, mio Dio, e tu mi donerai il tuo volto.
Verrò verso di te con il mio sogno più folle:
portarti il mondo fra le braccia.
E griderò a piena voce tutta la verità della vita sulla terra. 

Ti griderò il mio grido che viene dal profondo dei secoli:
«Padre! ho tentato di essere un uomo, e sono tuo figlio».

 

(Jacques Leclercq)

 

 

LITANIE DEL PENTIMENTO

 

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